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PRL

26 Luglio 2008

Nonna cos’è quella cosa sulla schiena?
E’ un lipoma, un tumore benigno.

Avevo sei anni o sette.
Mia nonna in piedi sulla battigia, sulla sabbia scura e compatta per le onde che le accarezzano i piedi.
Onde giocattolo che si infrangono tra le dita dei suoi piedi.
Guarda il mare azzurro del Bagno Maria, davanti a lei. Dritta. Fissa.
Una statua di carne, così spaventata.
Mia zia, sua figlia, molti anni prima ingoiata dal mare che improvvisamente diventa tempesta.
Restituita viva, due Kilometri dopo.
Viva.
Lei lo chiama miracolo.
Ma le è rimasto il terrore, e quel riflesso di guardare il mare prima che qualcuno che ama si tuffi. Scruta le onde giocattolo del Golfo perché non diventino ancora tempesta.
Prima che io mi tuffi.
Mia nonna in costume e io la guardo dritta sulla battigia con quello strano bozzo sulla schiena.

Un lipoma è un tumore benigno. E la parola fa paura anche se non so che significhi.
Eppure benigno non uccide perché tutto ciò che veniva da mia nonna poteva solo essere buono e bello.
Benigno.
Le parole sono importanti.
Benigno. Maligno
Testa o Croce.

Mia nonna lancia la monetina e vince.

Venerdì 15 Dicembre 2006, ore 21.
Mia nonna è morta da cinque anni.
Di vecchiaia.
Sono settimane che mi sento strano. Aggressivo. Poi, inerte. Irritabile. Violento. Ancora inerte.
E non ho voglia.
S. pensa di non piacermi più.
No, dico io. Non è questo.
E’ tutto un problema di testa, dice.
Non è normale, dico io.
Non è vero, è tutto un problema di testa, dice ancora lei.
E hai detto niente.

Un medico mi suggerisce di andare a puttane.

Io no.
E lancio la monetina.
Perché so.
Lo so già.

Mi succhiano un’infinità di sangue.
E torno a casa.

Mercoledì 3 gennaio 2007.
Tra un mese compio 38 anni.
Solo 38 vaffanculo, non mi sono mai sentito meglio di ora.
Ma io so cosa mi sta succedendo.
Metto il mio codice fiscale e la username che mi hanno dato al laboratorio di analisi nei campi user pswd.
Alle dieci di sera guardo il bianco scintillante del monitor TFT

FT3 - TRIIODOTIRONINA LIBERA
3,0 ECLIA
adulti 2,0 - 4,4
pg/mL

FT4 - TIROXINA LIBERA
1,1 ECLIA
adulti 0,9- 1,7
ng/dL

TSH - ORMONE TIREOTROPO
2,550 ECLIA
adulti 0,27 - 4,2
mIU/L

FSH
2,4 ECLIA
1,5 - 12,4
mUI/mL

LH
3,6 ECLIA
1,7 - 8,6
mUI/mL

PRL
1459,0 ECLIA
4,04 - 15,2
ng/mL

ESTRADIOLO
29,5 ECLIA
13,5 - 59,5
pg/mL

TESTOSTERONE
5,11 ECLIA
2,8 - 8,0
ng/mL

DIIDROTESTOSTERONE
497,0 EIA
250 - 990
pg/mL

PRL 1459,0 non è un po’ troppa?

Penso a un errore del laboratorio, hanno sbagliato a mettere la virgola.
Non è 1459 ma 14,59

Ma so che non è così.
Io so che non è così.

Chiamo R. Amico di amici del calcetto.
Soprattutto ENDOCRINOLOGO.
Gli avevo già parlato, mi ha dato lui le analisi da fare.
Guarda, è molto meglio così, dice.
Se era un problema psicologico era molto peggio.
Io lo sapevo già che non era un problema psicologico.
Lo so da quando ho visto mia nonna sulla battigia, con lo strano bozzo sulla schiena, che mi toccava.
Perché mia nonna mi ha insegnato a voler bene
Ad essere felice.
Ad avere paura solo delle cose che fanno paura.
A non essere triste.
E pure che quello prima o poi mi toccava.

Eppure quello che mi dice R. gela la mia faccia e l’aria cade solida davanti alla mia bocca come cristalli di neve e non posso più respirarla.

Quasi certamente hai un adenoma ipofisario. Un tumore benigno alla testa, ma bisogna esserne certi.
Tumore. Testa. Ipofisi.
Le parole sono importanti.
Mi ricordo di averne sentito parlare in un film dell’orrore con Vincent Price. La ghiandola pituitaria, sotto il cervello.
Stimolandola, trasformavano gli uomini in mostri.
Devi fare subito una RMN alla sella turcica. Dobbiamo essere sicuri che sia benigno.
Ma non ti preoccupare.
Benigno. Maligno.

Sono molto lontano dal non ti preoccupare.
Passo la notte davanti a internet e poi sul cesso.
Non pensavo si potesse cacare tanto in una sola notte.
E chiamo S. per rassicurarla, non sei tu che non mi piaci, ho un tumore alla testa. Influenza molto l’umore e il desiderio.

La mattina dopo sono al Pascale, istituto tumori. Mi accompagna mio padre.
Suo fratello, mio Zio ha operato lì fino a pochi anni fa, finchè non è morto di crepacuore, per la perdita di suo figlio, mio cugino.
Mio zio lo ricordano tutti, mi accolgono benissimo.
Nemmeno me ne accorgo.
Guardo attorno un mondo distante, ho l’ovatta negli occhi sbarrati e nelle orecchie.
Cerco di distrarmi, non ci sono riuscito in tutta la mia vita ma ci provo lo stesso.
Ascolto i Depeche mode ma preferirei sentire la sigla di Braccio di Ferro o qualsiasi cosa che mi riporti all’infanzia.
Chiamo mia madre.
Ancora non sa niente.
Le viene da piangere, meglio, fa passare a me la voglia di farlo.
Dopo un po’ arriva il neurochirurgo.
Facciamo la risonanza. Si tratta quasi certamente di un adenoma ipofisario benigno. Lo togliamo dal naso. Sono interventi di routine. Quasi certamente.
Quasi certamente?
Non ti preoccupare.

Benigno Maligno.
Tiro la monetina.
Non ho nessuna voglia di morire.

Entro nella stanza della risonanza magnetica.
Hai catenine? Orologi? Capsule dentarie?
No, ho una placca di metallo di 23 cm nel braccio, fa lo stesso?
Tu sei pazzo.
Sì, me lo dicono spesso, ma perché?
Non sai che il nostro magnete opera a 3 Tesla?
(NiKola Tesla fisico, inventore e ingegnere serbo)
Ti può strappare via l’acciaio dall’osso? Farti schizzare le viti fuori dalla carne?
Che film hai visto? Zombie 2?
(Sono ancora molto aggressivo; la prolattina ha effetti identici al ciclo femminile. Sono uno dei pochi uomini che possono dire di sapere cosa provano le donne quando hanno i fatti loro)
Sei sicuro che sia acciaio? Quando ti hanno operato?
Nel 1992.
Nel 1992 si usava l’acciaio, non è compatibile con il nostro magnete.
Chiamo D. l’ortopedico che mi operò il 2 agosto 1992
E’ in pensione, ma si ricorda di me. Ho fatto un casino della madonna in sala operatoria. Vorrei vedere, il 2 agosto, cazzo, chi si rompe un braccio il due agosto? Chi si mette un impianto biomeccanico nel braccio in piena estate?
Incazzato come una jena.
Sì, era acciaio. Perché vuoi saperlo?
Devo fare una RMN alla sella turcica.
Era acciaio, in bocca al lupo.
Torno dal radiologo
E’ acciaio.
Allora devi farti togliere la placca prima di fare la RMN
Tu stai male, io devo farmi togliere una placca di acciaio avvitata al mio omero per fare un esame RMN?

Cerco ancora su internet.
Esistono macchinari compatibili con l’acciaio. Cazzo, ma lo sai che esistono o no? Possibile che mi volevi fare operare di nuovo per farmi fare una RMN?
Possibile che Google mi abbia risparmiato un intervento inutile al braccio sinistro?
A Salerno.
Un mese e mezzo di attesa.
I giorni più strani della mia vita.
Non i peggiori
I più strani

Il 25 Febbraio entro nel tubo.
Mi accompagna mia madre.
Mi chiudono la testa in una gabbia così vicina agli occhi che non riesco a mettere a fuoco niente.
20 minuti di suoni assurdi, ufo, dischi volanti, guerre stellari.
Mi tirano fuori per iniettarmi il Materiale di Contrasto. Gadolinio. Fantastico, sto imparando un sacco di cose nuove.
Altri 20 minuti steso nel tubo biancolatte.
Mi addormento
E sogno che non è possibile quello che sta succedendo.
Troppo lontano dal possibile.
Non riesco a sognare l’impossibile.
Il referto dice che ho una palla di tre cm sotto il cervello, ma sembra buono.
Non ho mai visto adenomi di questo tipo cattivi, dice R., ma per essere certi, bisogna vedere come reagisce alla terapia.
Comincio a prendere il Dostinex, prima due compresse a settimana poi tre.
Entro la seconda settimana i sintomi scompaiono. Non sono più aggressivo, irritabile, inerte.
Sono un’altra persona, diversa da com’ero uno due tre anni fa.
Soprattutto torna la voglia.
S. non c’è più.
Tutta la mia vita stravolta in poche settimane.
Penso a T.S. Eliot.
“That’s all the facts when you come to brass tacks: Birth, and copulation, and death”
Birth and copulation is fine.
Death not yet.
Strano che la vita per come la conosciamo sia solo una questione di ormoni.

Il 30 Maggio 2007 torno nel tubo.
Mi accompagna C.
La terapia funziona, la palla si è ridotta di 0,5 cm, la PRL è precipitata a 3,2 ng/mL
Difficile descrivere quello che succede dentro me.
Abbiamo sconfitto la prolattina“, dice.
E il tumore è buono.
E’ tutto buono quello che succede il 30 Maggio 2007.

Giovedì 3 Luglio 2008 torno ancora nel tubo.
Solo.
La palla si è necrotizzata al centro del tumore, impedendo alla periferia di ridursi ulteriormente.
Le periferie da queste parti non si riducono mai.
Il tumore sta morendo, a ottobre ti operiamo, dice R., non ci aspettiamo si riduca ulteriormente.

A ottobre farò pulizia nella mia testa.
Dal naso.
Per sempre.

Posted by Z, 1969 | 7 Commenti »

Ersilia Pitbull

18 Maggio 2008

Mia madre ha preso la polio in Africa durante la seconda guerra. E’ nata lì.
E’ la terza volta che le rubano il contrassegno di invalidità dall’auto. Vale più di uno stereo. Aprono la macchina per prendersi quello e poi  richiudono. Con gentilezza, perchè non hanno toccato altro, nè rotto vetri, nè forzato serrature.
Vanno per il contrassegno arancione con l’omino in sedia a rotelle nero, lo staccano dal parabrezza e richiudono come se niente fosse successo, come se mia madre fosse guarita.
Ma non è guarita.
Così l’ho accompagnata al commissariato di Capodichino a fare la denuncia, perché ha difficoltà a muoversi da sola.
Parcheggio fuori in doppia fila ed entro nel commissariato. Mia madre resta in macchina, dovrà firmarla lei, la denuncia, poi portarla al Comune ufficio concessioni disabili, per avere il duplicato. Tra due o tre mesi.
L’ufficio denunce è al piano terra, dietro una vetrata coperta da tapparelle blu a lamine di plastica che fa molto poliziesco americano.
Dentro invece disordine, due scrivanie spaiate, una foto al muro che forse è il presidente Napolitano, una poliziotta in divisa blu e un tipo in borghese. Camicia a scacchi fuori moda, le unghie rosicchiate.
“Devo fare una denuncia per furto di documenti” chiedo. “Ma è meglio denunciare il furto o lo smarrimento?”
“Meglio lo smarrimento, facciamo prima, sennò si deve aspettare la chiusura indagine. Che vi hanno rubato?”
“Il contrassegno di invalidità dalla macchina”
“Ma è un documento?”
“Sì è un documento, vede”, e gli mostro la fotocopia.
“E’ un documento” dice la poliziotta “c’è la concessione del comune, il nome del beneficiario; è come un documento”
L’ispettore alla scrivania guarda la fotocopia con faccia scettica, poi comincia a compilare la denuncia. A differenza dei carabinieri usa almeno 4 dita per digitare.
“Dove è nata vostra madre?”
“All’Asmara, in Eritrea, però prima si chiamava Etiopia.”
“Non la trovo.”
“Veda Stato Estero”, gli suggerisco.
La poliziotta all’altra scrivania mi da del tu: “tua madre è una sfollata dell’impero allora?” Sorride. Non ha la faccia della nostalgica; vuole solo chiacchierare di qualcosa che conosce con una persona che parla correttamente italiano.
Il poliziotto continua a digitare, mi fa le domande di rito: cognome di sua madre, data di nascita, residenza. Leggo dalla carta d’identità.

Entra una persona.
La sento alle mie spalle, non mi giro subito, va verso la poliziotta libera e quando mi volto mi ha già superato.  E la vedo da dietro.
E’ una donna.
Una montagna, non meno di due quintali.
Una piramide di carne.
Si muove barcollando.
Indossa un vestito azzurro, ordinario, di quelli che si mettono in casa, teso che quasi esplode. Le caviglie da elefante avvolte in delle garze luride e sfilacciate che sporgono dai calzini neri, si mantengono per un paio di giri di cerotto allentato.
Porta zoccoli di plastica blu. I polpacci piagati, l’interno del ginocchio che sporge appena sotto la gonna è un pezzo di burro cui qualcuno ha impresso dentro l’impronta del pollice.
Il culo è una cosa immensa che copre tutto il resto, io sono seduto, lei in piedi ed è anche abbastanza alta eppure non si riesce a vederle la schiena. Sopra quel culo impossibile sporge direttamente la testa con un taglio di capelli da vecchia.
Parla con la poliziotta.
“Signora, aggià denuncià un incidente”
“che incidente signora?”
“mi sono venuti addosso con una macchina, sono stata in ospedale e i poliziotti lì non c’erano”
“signora, c’è stata omissione di soccorso?”
“no. cioè che vuol dire?”
“che vi hanno investita e se ne sono andati?”
“no, mi ha investito la macchina, quello che guidava è rimasto ad aspettare un poco e poi c’era traffico, lo bussavano e quello allora se ne è andato.”
“Ma vi ha soccorso?”
“No cioè se ne è andato però si è fermato prima. Ha aspettato poi se ne è andato. Ma per me non c’è problema, mi serve la denuncia per l’assicurazione”
“e siete stata in ospedale e il drappello era chiuso”
“sì devo denuciare l’incidente per l’assicurazione”
“signora se non c’è stata omissione di soccorso non serve fare la denuncia”
“come non serve, devo mettere tutto in mano all’avvocato”
“vi serve solo il referto dell’ospedale, la denuncia serve solo se c’è stata omissione di soccorso, per il penale”
“no che penale”
Ansima
“allora vi serve solo il referto, portate le carte all’avvocato e non vi preoccupate”
“sicuro”
“sì è sicuro”
“va bene”
La signora si gira verso di noi, guarda il poliziotto che sta raccogliendo la mia denuncia.
Si ferma.
Il poliziotto alza lo sguardo verso di lei.
La guardo anche io in faccia la signora: ha gli occhi ridotti a due fessure che con quella della bocca fanno tre. Tre linee scavate dentro la pera inespressiva che è la sua faccia. Non ha una ruga, non capisco che età possa avere. Tra i trenta e i quaranta, credo. Meno di quaranta sicuro.
Guarda l’ispettore e l’ispettore guarda lei e su quella faccia assurda si disegna una smorfia ammiccante:
“ispettore Novi, buongiorno, tutto bene”
“Sì signora Ersilia, tutto bene”
La signora prende una pausa, perfetta nei tempi.
“Ispettore, ci vediamo”
Lo guarda sfottente, resta per un attimo in piedi ferma, una massa di carne che neanche mi fa più troppa impressione e con quella espressione sfottente sulla faccia che è diventata così follemente umana.
Quella espressione sfottente che l’ha improvvisamente animata.
Va via, lenta e sicura di se.
L’ispettore riprende a scrivere, di istinto mi sporgo verso la finestra e appoggio la faccia sul vetro per seguirla con lo sguardo.
La vedo salire su una vesparella cinquanta che appena monta in sella le scompare sotto.
Se ne va, come mossa da una magia, la vespa sotto quella montagna umana non si vede. Va via spostandosi nell’aria, seduta sul nulla, senza rumore.
Mi giro verso la poliziotta.
“Lo vorrei proprio conoscere a questo che l’ha investita, per dargli un premio. Come si fa a non vedere a una così!”
“Vabbè ma mica esiste questa persona” dico io. L’ispettore ride “Mica l’hanno investita davvero”
La poliziotta ci pensa un attimo
“è un incidente finto, per forza”, insisto.
“Novi ma tu la conoscevi a quella…”
L’ispettore da dattilografo impacciato che non conosce la geografia africana si mostra per uno che invece la geografia napoletana la conosce bene.
E anche la storia,  come vanno le cose.
“Sì, siamo due vecchie conoscenze io e quella, la conosco bene. Molto bene.”
“ho visto, infatti vi ha ammiccato quasi” dico io.
Si rivolge alla poliziotta.
“Sai chi è quella? E’ la sorella di Enzuccio pitbull”
Enzuccio pitbull sembra un nome troppo da camorrista per essere vero.
Spesso le cose banali sono anche le più vere.
“Chi è Enzuccio pitbull” chiedo
“E’ una brava persona, Enzuccio pitbull. Un fetente di merda. Veramente un fetente di merda.”
E alla poliziotta “sai quante volte siamo stati a casa di questa per il fratello, ma pure per lei…Questi sono quelli che la comandano un po’ più sopra verso la calata capodichino. Qui bisogna stare in equilibrio con questa gente. Però come vedi pure loro campano una chiavica”
“si ho visto, non mi pare proprio una che campa bene”
“la vedi camminare sopra a quella vesparella, fa un rumore come se stessero soffrendo, lei e la vesparella”
Ersilia pitbull sta dentro al sistema e campa una chiavica proprio come quelli che stanno fuori. Però stare nel sistema le permette di camminare a testa alta, di parlare alla gente con arroganza, di avere un pò più soldi in tasca, di minacciare a qualcuno che se non fa quello che dice lei gli fa sparare in testa dal fratello, di sfottere il poliziotto e di girare indisturbata lungo calata capodichino, senza casco, muovendosi come se si spostasse nell’aria per magia.
Perché alla fine la camorra di tutti i giorni è anche questo, è solo un modo un po’ diverso per campare comunque una chiavica.
Ma a testa alta, ammiccando ai poliziotti.

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Emergenza munnezza 14.0

17 Maggio 2008

I cumuli di munnezza hanno cominciato a crescere già da un paio di settimane, sui marciapiedi.
Li guardi e sai già cosa sono, e cammini a testa bassa facendo finta di ignorarli come un malato che vede con la coda dell’occhio spuntarsi una metastasi sottopelle e per il più a lungo possibile forza lo sguardo altrove.
Perchè già sai dove ti porterà, e vuoi almeno cercare di campare tranquillo.
Ieri sera parlavo della città con un amico di Ancona e mi sembravano assurde le cose che diceva sulla città così bella e calda e tutto il resto. Parole appena scongelate dalla sceneggiatura dell’Oro di Napoli o di qualche altro film di un’epoca che chissà se è mai esistita.
Deve essere una forma di condizionamento culturale: da ragazzo andai in viaggio a New York ed ero certo che avrei visto l’uomo ragno svolazzare per i grattacieli a caccia di criminali e la gente morire per strada scavalcata, pur di non rallentare il proprio passo, da Newyorkesi cinici e indifferenti.
Trovai invece una città tranquilla, accogliente; curiosa di me che ero turista tra altri migliaia e dove la subway faceva molta meno paura della circumvesuviana.

Non ho più voglia di contestare le certezze dell’amico anconetano, così sicuro delle bellezze di una città dove non vive.
Indifferenza
mai
mai
mai.
Ma ho sempre più voglia di tenermi le cose dentro.
Gli rispondeva invece una ragazza lucana che qui ci sta da dieci anni, parlando della munnezza, della paura ad uscire la sera da sola e del motorino che le hanno rubato 2 volte- che con i miei due fanno un totale di 8 ruote passate di mano senza alcun pagamento di imposte sul passaggio di proprietà.
Un danno netto per l’Erario non indifferente.

E’ da tempo che il calore più forte che la città registra è quello dei cassonetti che bruciano, che da soli producono centinaia di volte le emissioni di un solo termovalorizzatore, eppure la gente li brucia lo stesso perchè non sa esattamente cosa produca un termovalorizzatore. Dovesse fare davvero bene, il termovalorizzatore? Nel dubbio, meglio bruciare i cassonetti.
Via del Parco Margherita è un circuito di una gara in salita; ad ogni curva una chicane fatta di spazzatura. Lungo il Corso V. Emanuele un blocco stradale di cassonetti rovesciati in mezzo alla strada presidiato da un centinaio di sacchetti come le truppe di un esercito senza vita in camicia di plastica nera.
Prima, mi raccontava un tipo che si era fermato con me a liberare la strada, era presidiato invece da persone vive ed ha dovuto aspettare che se ne andassero per poter passare ed è andata bene così, e pensavo che in fondo è anche giusto che la munnezza arrivi anche al centro buono.
E alla fine la cosa più brutta che resta è forse il nero dei sacchetti dell’ASIA e il bianco degli shoppers utilizzati come buste di munnezza.
Non mi piacciono le visioni dell’esistenza in bianco e nero.
Fossi l’amministrazione, comincerei a distribuire sacchetti colorati: arancioni, rossi o verdi così puoi sempre credere che i cumuli siano invece istallazioni d’arte.
Oppure sacchetti gialli con stampato un motivo di mattoni di tufo, tanto da farli sembrare parte di qualche muro della città.
Si potrebbero anche utilizzare sacchetti a fiori e credere che il mucchio di spazzatura lungo la Riviera di Chiaia sia un gruppo di turisti americani teleportati dagli anni settanta, con le loro camice hawaiane. Fermi ad aspettare il pullman che li porti agli aliscafi per le isole.
Fermi, certo, da più di una settimana…
Invece quel cumulo bianco e nero può solo essere munnezza maleodorante e non posso proprio illudermi che sia altro.
Tra un pò arriverà l’estate caldissima e tutta la munnezza per strada comincerà a riscaldare davvero la città e il suo celebre spirito di accoglienza.

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Paradossi

28 Aprile 2008

Il motivo per il quale la sinistra è salita due volte al governo nazionale è stata Berlusconi.
Senza Berlusconi, non sarebbe mai successo. 
La paura di Berlusconi ha compattato gli animi di persone che diversamente si scannerebbero l’una con l’altra: per interessi, per divergenze ideologiche, per convinzioni religiose, per protagonismo, personalismo e compagnia cantando.
O semplicemente per il gusto di spaccare il capello in quattro.
Questo lo capì benissimo D’Alema che - seriamente- RESTA IL MEJO CHE C’AVEMO.
E che infatti ha inteso mantenerlo in vita il più a lungo possibile. Ovviamente non puoi costruire una strategia di lungo periodo sulla paura: quella è tattica, e D’Alema si è dimostrato più bravo come tattico che non come stratega.
La destra stravince infatti proprio oggi che Berlusconi ha giocato una campagna elettorale di bassissimo profilo. Le altre volte, più il pericolo veniva agitato, più lui doveva apparire, sorridente, per rassicuare gli italiani che non era il mostro che lo si dipingeva, che c’era un complotto contro di lui che c’erano i magistrati cattivi ecc ecc.
Si doveva spendere in prima persona, continuamente, esponendosi.
E con il rischio enorme di sbagliare, perchè poi è quello che è, eppure con il pregio di riuscire a suscitare emozioni contrapposte nell’elettorato, nel bene e nel male.  Odio o ammirazione, ma cmq mai indifferente. 
Ora, senza pressioni, senza forcing, senza neanche venir più nominato il pericolo-Berlusconi non è più sentito.
Ciò ovviamente non vuol dire che sia finito, ma tra abitudine, strette di mano e profilo della sinistra sotto i tacchi non c’è più ragione emotiva nè politica per votare a sinistra, se la sinistra non c’è.
Certo il problema resta quello: che la sinistra si sfalda, che non propone idee credibili per una società progressista.  
Mentre la destra resta quello che è.
Aggiungi che qualcuno non va a votare, che tanti in Italia votano solo dove conviene loro, perchè l’Italia, davvero, non esiste ancora. 
Mettici che il governo Prodi ha fatto poco e quel che di buono ha fatto non lo ha saputo comunicare. Che la strategia del PD è stata sbagliata, affrettata,  fallimentare.
Fatto sta che, sottotono, Berlusconi stravince. Più di quanto vinceva mostrandosi.
E ormai si corre il rischio di abituarci anche noi, al “mostro bavoso”.
Belli i tempi in cui lo si definiva così.  Altro che “principale esponente dello schieramento a noi avverso”…

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Contro qualunque malessere…

27 Aprile 2008

 

Contro qualunque malessere:

 

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N 12

16 Aprile 2008

Stazione di Varese, qualche settimana fa.
Di passaggio.
La “Provincia” titola: “Stazione FS: anche noi abbiamo la nostra Napoli”.
Mi guardo attorno.
Non vedo Vesuvi, mari, parcheggiatori abusivi. Non sento urla, risate, insulti.
Non una chiesa del seicento barocco; non un buco in strada.
In un angolo della piazza, quattro-dico-quattro sacchetti dell’immondizia abbandonati, vicino a due cassonetti. Compostamente pieni.
Mi giro attorno alla ricerca di Napoli nella piazza della stazione. Senza successo.
Poi, torno con lo sguardo su quei 4 sacchetti e su quei 2 cassonetti.
Ecco. La vostra Napoli, penso.
Per Varese, 4 sacchetti appoggiati a 2 cassonetti compostamente pieni bastano per fare una Napoli.

Nella stazione delle Ferrovie dello Stato che avrebbero unito il Paese.
Chi l’ha scritto e chi leggerà la Provincia vuol provocare e cadere nella provocazione. Eppure non ha in fondo idea di cosa sta dicendo o leggendo.
Ma questo non deve importare. Basta che non ne abbia idea. Non ne ha perchè non c’è un’idea condivisa di paese.

Non c’è.

 

Per questo è possibile scrivere che bastano 4 sacchetti per fare una Napoli. Per questo la provocazione funziona. Perché una parte del paese non sa cosa è l’altra.
Proprio nella Stazione delle effeesse

Nel pomeriggio è previsto un comizio elettorale della Lega. L’argomento è Malpensa, ovviamente, che è a 2 passi, ma anche gli immigrati.  Tutti parlano di immigrati, a Varese.
Anche gli immigrati.
Parlano di loro stessi o di altri immigrati più immigrati di loro.
Entri in un bar dove si parla di calcio, ma non parlano del rigore non dato. Parlano del giovane ivoriano che ha rubato il posto al giovane padano.
Facciamo varesotto, và.
In piazza, alcuni militanti leghisti preparano il palco. Tutto è molto colorito, vivace. Se non conoscessi i simboli, spontaneamente mi avvicinerei al palco.

Ho vissuto quattro anni in Olanda, ad Amsterdam. Mi sentivo lontano da casa.
E ora mi sento lontanissimo da questo posto che invece è Italia.
Perchè non credo esista in Europa concetto di paese più astratto dell’Italia.
In Olanda, Spagna, Germania, non esistono cose simili.
Non esiste un paese spezzato longitudinalmente tra Nord e Sud e allo stesso tempo trasversalmente, tra provincia e città.
Non esiste un paese dove una parte della popolazione crede ancora che esista la cassa del mezzogiorno e scende in piazza per protestare contro aiuti di Stato che non vengono più elargiti da 25 anni.
In Germania, è stato speso per la riunificazione oltre il 10% del PIL in pochi anni, senza contare cosa è costato al marco la parità con il marco-est.
Senza che nessuno scendesse in piazza; tutt’altro. La riunificazione è stata voluta e desiderata da tutti, anzi, più dall’Ovest che dall’Est, a conti fatti. L’hanno pagata loro.
Qui si scende in piazza per protestare contro la chiusura di Malpensa che costa allo Stato cifre da capogiro e allo stesso tempo per tenere lontanissima la spazzatura napoletana. Perché bastano quei 4 sacchetti appoggiati a due cassonetti compostamente pieni.
Non si può imporre una solidarietà nazionale se non esiste una condivisione. E’ un problema accettare le persone, figuriamoci i loro rifiuti.

 

Questa è l’unica riflessione che mi viene da fare, dopo il voto di Lunedì, dopo il voto alla Lega. Nel 94 prese il 10%. Non è cambiato molto.
Non provo neanche rabbia. Perché in fondo è giusto così.

L’Italia che non esiste.
Non ancora.

 

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In ricordo del governo Prodi.

15 Aprile 2008

 

“Non ho nulla da perdonare a mio marito Sircana.”

Link

Il fatto, ovviamente, non ci riguarda.

E’ grave l’ingerenza della stampa nella vita privata delle persone. 

Ma è più grave la scelta da parte di un Governo di un portavoce che persino la moglie chiama per cognome.

Si riassume qui la capacità di comunicare del governo Prodi.

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Vivo

10 Aprile 2008

vite sempre più brevi.

E’ certamente colpa della legge 30.

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No N part 3. Last

9 Aprile 2008

Appartenenza <> Distanza.

Posted by Z, 1969 | Nessun Commento »

No N ver. 1.0 reloaded

20 Marzo 2008

FT3

FT4

TSH

FSH

LH

PRL

EST

TST

DHT 

Sogno, quando entro nel tubo.

E ricordo.

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